L'ALTOPIANO DI BOSSICO-LOVERE E-mail


La geologa Tiziana Carrara e il naturalista Aldo Avogadri hanno scritto questo articolo per sensibilizzare e far conoscere l'altopiano di Bossico-Lovere a quanti amano raggiungere questa località per godere del paesaggio e beneficiare dell'aria salubre che esso offre.

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L'ALTOPIANO DI BOSSICO-LOVERE

L'altopiano si sviluppa sopra un evidente gradino roccioso che domina la Val Borlezza e si inerpica fino alle pendici del Monte Valtero (M. Colombina); verso oriente il limite è costituito dalla Valle Supine, il cui torrente è l’ultimo tributario dell’Oglio presente sul versante destro dalla Valcamonica.

Dal punto di vista geologico, l’altopiano è sede di fragili equilibri che interessano le rocce carbonatiche di cui è costituito, dove è presente una intricata rete di fratture e faglie che nasconde un articolato sistema di doline, grotte e sorgenti. Il mondo ipogeo racchiude una preziosa riserva di acqua utilizzata dalla rete di distribuzione che è necessario salvaguardare per poter garantire la salute pubblica. Tra le numerose sorgenti ai piedi dell'Altopiano di particolare interesse è la sorgente AQ posta ai piedi di Corno Mailino in territorio di Sovere. È questo un magnifico esempio di grotta-sorgente che è stata oggetto di esplorazioni e ricerche da parte del gruppo speleo di Lovere. Per la natura carbonatica delle rocce del territorio il fenomeno carsico si è potuto manifestare in superficie attraverso un sistema di doline e “ valli morte “ in corrispondenza delle fratture. Dal punto di vista scientifico queste morfologie costituiscono vie preferenziali che convogliano le acque superficiali nel sottosuolo e, nello stesso tempo, sono un valore aggiunto alla bellezza del paesaggio. Nello specifico bisogna sottolineare che in letteratura raramente si trovano esempi di perdurante carsismo al di sotto dei depositi glaciali. A loro volta questi racchiudono la storia delle fasi glaciali quaternarie avvenute negli ultimi 2 milioni di anni e sono un prezioso archivio che ha conservato la memoria materiale di questi eventi. Sull’altopiano, le lingue glaciali camune hanno foggiato con l’abbandono dei detriti trasportati, degli imponenti cordoni morenici delimitati da aree terrazzate che, fortunatamente, solo in parte sono state occupate dall'urbanizzazione. L'alterazione di questi depositi nel corso dei millenni ha generato i suoli che, pur non avendo rilevanti spessori, hanno comunque permesso la colonizzazione della vegetazione. Boschi e praterie costituiscono, assieme alle morfologie delle superfici, gli elementi percettivi che connotano il paesaggio dell’altopiano. Soprattutto la presenza delle praterie, di remota origine antropica, segnala tutta una cultura, un’economia e quindi un paesaggio di particolare armonia e gradevolezza.  A separare i verdi manti delle praterie ecco le cupe peccete, i boschi di impianto di pini neri e pini silvestri, nelle vallette ombrose maestosi faggi e, sulla cima della Colombina, i profumati pini mughi. Questi insieme di elementi costitutivi e naturalistici del paesaggio, rappresentano una allettante offerta di benessere a turisti e villeggianti che possono vivere un’esperienza d’ambiente destinata certamente ad essere ripetuta.

 

 
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